MORTI DI CARTA

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Autrice: Alicia Gimenéz-Bartlett

Traduzione: Maria Nicola

Titolo Originale: Muertos de papel

Copyright© 2000 by Alicia Gimenéz-Bartlett, 2002 Sellerio editore

Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona, e il suo vice, Fermín Garzón, non sono due investigatori per casi delicati. Non fingono ipotesi elaborate per risolvere le loro inchieste, che sembrano sgomitolarsi dal semplice all’aggrovigliato, e forse non hanno nemmeno il physique du rôle. Lei è rude, antisentimentale in modo impegnato, con un fondo invincibilmente populista. Lui è fra l’altro un po’ troppo vecchio e troppo grasso. Ma quando corrono per le strade, le loro investigazioni si svolgono con naturalezza, imparando dagli errori, profittando del minimo alito di fortuna, e si capisce che girano come una macchina da indagine, forse perché i loro ingranaggi si incardinano reciprocamente nel modo più perfetto – e nel modo più comico: quasi da commedia poliziesca. In questo terzo caso, due ispettori per casi delicati, occupati nell’assassinio di una giovane donna di un uomo importante, gli passano la loro inchiesta. È stato ucciso un giornalista televisivo, odiato grufolatore in scandali rosa e sessuali. Petra e Garzón passano al setaccio quello strano mondo, miscuglio di spettacolo ricchezze e vizi pubblici e privati, e man mano che si avvicinano a una soluzione, la loro strada si lastrica di nuovi cadaveri. Fino a che è il loro caso a diventare il vero caso delicato. Cesare Cases, recensendo i due libri precedenti di Alicia Giménez-Bartlett già usciti in Italia, e il loro successo esportato dalla Spagna, parla di un genio mediterraneo per il giallo. E lo individua nell’umorismo, che permette di concentrarsi nei dialoghi, cioè nei quadri vivi e nelle atmosfere locali, e ricuce insieme le trame più ricche di finzione. Sicché il giallo può uscire dal tecnicismo di genere e diventa punto di vista del raccontare pezzi di tempo e parti di mondo, con uomini e cose, mediterranei.


Quella mattina ero malinconica. I nuvoloni che avevano popolato il cielo nelle ultime ore sembravano sul punto di scoppiare. L’umidità mi appiccicava i capelli a ciocche. A un tratto, ebbi una funesta e vivida percezione dell’effetto che avrei potuto avere sugli altri: disastroso. Una quarantenne che affronta la nuova giornata di lavoro senza neppure un ricordo memorabile del giorno prima. Sospirai. Perché mi preoccupava tanto in quel momento l’immagine che potevo proiettare nelle menti altrui? Abitualmente non ci penso. È un pensiero ozioso, e di cui non si viene mai a capo.

Petra : […]Ha visto quanto le passava al mese di alimenti?
Garzón: Molto. C’è da non crederci! Com’è possibile che quel tipo facesse tanti soldi rimestando nel fango?
P: È lì che si trovano le pepite d’oro, no?

Non mi capacitavo. Sarebbe stato difficile spiegare al mio collega che una donna non pensa allo stesso modo di un’altra, che non siamo tutte partecipi di un’unica coscienza collettiva, che su queste cose influiscono il carattere, l’ideologia, l’epoca e l’ereditarietà, che Marilyn Monroe e Madame Curie non si somigliavano per niente. Insomma sarebbe stato difficilissimo spiegargli qualunque cosa avesse a che fare col sesso femminile.

Petra: Crede che una donna possa occuparsi di tutte queste cose allo stesso tempo? Crede che rimanga spazio nella mente per qualcosa di interessante, anche solo per il piacere di starsene tranquilla?
Rimase zitto. Stavo per proseguire in quella che si era già trasformata in un’arringa un tantino dogmatica, quando Garzón mormorò:
Garzón: Noi uomini leggiamo la stampa sportiva.
P: E allora?
G: Se segui la formazione delle squadre, le sostituzioni degli allenatori, la classifica del campionato, le dichiarazioni dei giocatori e tutte le altre cazzate, è facile che la tua vita diventi quella di un subnormale.

Amanda: Petra, apprezzo il tuo senso pratico ma prima di fare qualsiasi cosa mi piacerebbe capire.
Petra: Capire cosa?
A: Il modo d’agire di mio marito.
P: Amanda, l’amore non è materia analizzabile, lo si sente o non lo si sente; ed è ben difficile trovarci un sostrato razionale.

Si mise a piangere. All’inizio il pianto ha il potere di dare dignità a qualunque situazione, ma dopo qualche momento la contemplazione della dignità genera impazienza.

C’è una certa eleganza nella solitudine, finché la morte non ti separa dal mondo. Eppure mi dava un gran fastidio perdere la bellezza della gioventù. […] Se invecchiare fosse stata almeno una trasformazione…e invece no, era una decadenza dei tessuti, una degenerazione delle cellule, per non parlare dei neuroni che morivano come mosche. Contro questo non c’era niente da fare[…] Ogni minuto che passa invecchi un minuto di più.

La produttrice doveva avere più o meno la mia stessa età e come tutti coloro che lavorano nei media, sembrava perennemente sull’orlo del collasso da stress.[…]
Maribel: Mi spiace di esserle parsa precipitosa. Lei ha ragione ma riesce a farsi un’idea del ritmo a cui lavoriamo in redazione?
Petra: E lei sa a che ritmo funziona un’indagine poliziesca?
M: No – disse, sconcertata.
P: A un ritmo lentissimo. Bisogna affrontare un punto per volta, tornarci sopra rivedere tutto…spesso ci accorgiamo di una cosa che abbiamo sotto agli occhi solo dopo averci inciampato un’infinità di volte.

Sul taxi mentre tornavo in albergo, il cuore mi saltava nel petto. Cercai di riflettere. Come avevo potuto essere così stupida, cosi paga di me stessa, così passionale e cosi dannatamente stupida? Chi ero io per trinciare giudizi su qualcuno e in più sbatterglieli direttamente in faccia? Dov’era finita l’ispettore Delicado nota per il suo sangue freddo, la sua ironia e le sue belle maniere?

Petra: Volevo solo metterti al corrente della situazione.
Amanda: Ma certo! I disperati si aggrappano a tutto pur di tirarsi su il morale! Senti Petra, fammi il favore non ci pensare! E stanotte prima di andare a dormire, chiediti se sei davvero tanto liberata e progressista come hai sempre creduto!
P: Stiamo dicendo delle sciocchezze, Amanda.
A: Sì, soprattutto tu. Scusa, devo lasciarti, Mi aspetta il mio seduttore per andare a cena.
Mise giù. Misi giù anch’io. Mi contemplai nello specchio. Una vecchia progressista avvolta in un asciugamano, pronta a salvare la moralità a spada tratta. Questo è ciò che vidi. Poi entrai nella doccia, pensando che una soluzione per la mia vita fosse uno scivolone fatale sulla saponetta.

Garzón: Lo sa perché dice questo? Perché l’ispettore è un buon poliziotto, e lei non ha una buona opinione della polizia, Petra. Questo l’ho sempre saputo.
Petra: Non si ha mai una buona opinione di ciò che si conosce bene.

Petra: Quando ha dei dubbi sulla qualità di un quadro, guardi sempre come sono rappresentati i piedi e le mani. È un metodo infallibile. Peccato che non valga per i quadri astratti. Lì ti possono fregare come vogliono.

Moliner:  Le donne… – cominciò a dire Moliner, ma io lo interruppi subito.
Petra: Le donne non sono una razza a parte, né una categoria sociale, e neppure una stirpe maledetta, ispettore Moliner. Semplicemente siamo sempre state molto vilipese. Forse questo ci ha indotte a un certo risentimento, che per lo più è giustificato dalla realtà.

Signor giudice,
nel pieno possesso delle mie facoltà mentali e con piena consapevolezza di quanto sto per fare, mi dispongo a mettere fine alla mia vita, il giorno venti del mese corrente, alle tre del mattino, nello studio del mio domicilio, utilizzando un fucile da caccia per il quale posseggo regolare porto d’armi.
Desidero pertanto mettere in chiaro che nessuno può essere ritenuto colpevole della mia morte.
[…]
Tutto questo è troppo per me, e non ho la forza di confessare la verità a mia moglie o alla polizia. Data la carica che ricopro lo scandalo sarebbe insostenibile.
Commetto dunque un ultimo peccato, quello di togliermi la vita che il Signore mi ha dato. Lui mi giudicherà e, nella sua infinita misericordia, forse vorrà perdonarmi. Mi preme che il disonore non ricada sulla mia famiglia, cui voglio risparmiare per quanto possibile ogni vergogna.
Che Dio abbia pietà di me.

Restammo tutti in silenzio. Il giudice ci guardò al di sopra degli occhiali.
Giudice: Questo è tutto – concluse. E vedendo che nessuno fiatava domandò: – che ve ne pare?
Garzón fu l’unico a dir qualcosa.
Garzón: È molto ben scritta – osservò. – Sembra che non abbia fatto altro che suicidarsi tutta la vita.

Scoppiai a ridere. Guardai il mio vice. Come in tutti gli uomini, vi era in lui una componente infantile che lo rendeva attraente. Conservai un sorriso per dirgli:
Petra: Non so se mi sposerò, Fermín, e se dovesse capitarmi sarà senza farci su una teoria. Sono giunta alla conclusione che l’amore, come quasi tutto nella vita, è una giungla, un caos, un casino, una corsa al si salvi chi può. Per questo fare progetti mi sembra assurdo, non meno assurdo che non progettare niente… non so, fa paura cercare l’ordine dove non c’è. Alla fine ti rendi conto che sei su questa terra per puro caso, che sei un insetto, una spora, un semplice anello della catena biologica.

È incredibile la vanità degli uomini, e così facile da soddisfare. Puoi esagerare quanto vuoi, lusingarli in modo infantile, sfiorare l’inverosimile. Loro accettano tutto senza battere ciglio, niente gli pare eccessivo, accolgono beati qualunque complimento, anche se sanno di non meritarlo. Come le coccole della mamma.

È curioso, ma fra divorziati presto o tardi si genera una corrente di simpatia e solidarietà. Ho sempre pensato che con l’andar del tempo diventeremo un gruppo di forte pressione sociale. I politici cercheranno di conquistarsi i nostri voti, avremo negozi specializzati e circoli esclusivi. Magari un giorno saremo il pilastro della civiltà, invece della prevedibile e noiosa istituzione monogamica.

Garzón: Lei vorrebbe avere un’ipotesi perfettamente elaborata sin dal principio, come Sherlock Holmes.
Petra: Mi prenda pure in giro ma è così.
G: Da quanto tempo è ispettore, lei? Ormai dovrebbe saperlo che le cose non funzionano così. La strada la si trova trascinandosi da un fatto all’altro come lombrichi, non riempiendo di colore un disegno già fatto.

Nogales: Come faccio a essere certo che sia veramente morta?
Petra: Crede di essere in un romanzo giallo?

Dovevamo davvero rimanere in quella stanza? Mi venne all’improvviso una voglia tremenda di scappare. […] Sistemai la sedia davanti alla finestra e mi misi a guardare la strada. Era una giornata tranquilla per il resto della gente. Gli autobus, alla fermata, aprivano e chiudevano le porte. Un ragazzo portava a passeggio tre cani di piccola taglia. Si udiva il vociare dei bambini nel cortile di una scuola. Invidiai i cittadini qualunque che andavano o tornavano dal lavoro, facevano spese nei negozi, prendevano un caffè al bar. Ma non potevo lamentarmi: proprio per sottrarmi a quel tran tran quotidiano ero entrata in polizia.[…] Ebbi una strana crisi d’identità. Chi ero? Cosa facevo lì?

Mi chinai sul lavandino e misi la faccia direttamente sotto il getto dell’acqua. Ve la lasciai a lungo, poi mi strofinai ben bene. La sensazione di schifo si affievolì leggermente. Quando mi tirai su lo specchio mi restituì l’immagine di una donna che non ero io. Non avevo niente a che vedere con quel volto alterato, quelle rughe marcate, quella follia negli occhi. Io dovevo essere da qualche altra parte, attraente, serena, padrona di me.

Provai una stanchezza profonda, assurda, come ogni volta che tento di far funzionare la mia coscienza in base a parametri altrui. La famiglia e il dovere, un tandem che mi dava la nausea, e da cui non potevo scappare.

A quel punto della mia carriera ero arrivata a una chiara conclusione: in qualunque ambiente i crimini avvenivano quasi tutti per interesse. Il vile denaro era il movente universale. Per indagare su un assassinio non c’era bisogno di fare appello a tutta la gamma di sentimenti toccata da William Shakespeare: ne bastavano uno o due.

Il portiere mi guardò come se fossi un’apparizione. Avrà avuto le sue ragioni. Ad ogni buon conto, preferii evitare di contemplare la mia immagine. E poiché viviamo in una società narcisistica, mi toccò scansare un certo numero di specchi:[…] Il mio riflesso come capita ai vampiri e ai morti viventi, era sparito dalle cose terrene.

Petra: Credi davvero che il mondo sia pieno di assassini?
Moliner: Credo che il mondo in cui ci muoviamo sia pieno di gente che vive al di sopra delle proprie possibilità. E questo può indurre ad uccidere per denaro.

In fondo, lo capivo: gli uomini hanno una scala di valori che punta a tutti i costi a evitare il ridicolo, anche se è solo apparente.

Bene, mi ero messa così elegante per un collega di lavoro con cui non avrei mai pensato di avere una storia? La risposta era: no. L’avevo fatto per cancellarmi di dosso ogni traccia di delitto, di morte, di sospetto e di colpa. Per avere un buon odore. Anche di questo abbiamo bisogno.

La notte era tiepida e il mare, vicino. Mi raggiungevano gli effluvi del mio profumo mescolati a quelli del vino e del caffè. Non mi sarebbe mai venuto in mente di aspirare a qualcosa di più.

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