DARIO E DIO

Copertina Dario Fo


Autore: Dario Fo con Giuseppina Manin

Copyright© 2016 Ugo Guanda Editore

Maestro di teatro e di letteratura, Dario Fo da sempre è un ateo militante, ma anche un curioso del sacro, che ha esplorato a più riprese in molte opere, a cominciare dal suo capolavoro, “Mistero buffo”. Il sacro, la Chiesa, i santi e i fanti nel corso del tempo sono stati non soltanto i suoi bersagli, ma i suoi interlocutori privilegiati. Dall’immenso patrimonio dei testi ufficiali e apocrifi, della cultura popolare, dell’arte visiva ha tratto spunto per riletture personalissime della Bibbia e dei Vangeli, della figura di Maria, del rapporto di Gesù con le donne, dell’invenzione della Chiesa e delle sue tante malefatte. Tutto questo con ironia provocatoria, mai blasfema o irrispettosa. E ora, arrivato ai novant’anni, Dario Fo decide di tirare le somme della sua lunga e avventurosa esplorazione nei misteri più o meno buffi della fede e della religiosità. Sollecitato da Giuseppina Manin, si diverte a fare i conti a modo suo con Dio e quel che ne consegue: dalla Genesi all’Apocalisse, dall’Inferno al Paradiso, dal Regno dei Cieli a quello degli uomini.


Che invenzione…! Come diceva Voltaire, Dio è la più grande invenzione della storia.

– Quella di essere amato per Lui è proprio una fissa, non gli pare mai abbastanza, ha bisogno di conferme continue se no va in tilt. Mi ami? Ma quanto mi ami? Fino a che punto? E faresti questo per me? E pure quest’altro? Mai che si ponga la domanda opposta: ma io, io amo qualcuno? Sull’amore del resto deve avere strane idee. Più dice di amarti, più ti si accanisce contro. Un bel caso clinico, Freud ci andrebbe a nozze.
– Difatti ne ha scritto in lungo e in largo… In L’uomo Mosè e la religione monoteistica parla di un dio proiezione di una figura paterna maldigerita, a cui sottomettersi come il bambino spaurito davanti all’immagine genitoriale.
– Diciamolo, un vero padre padrone. A cominciare da come tratta le sue prime creature, Adamo ed Eva.[…]

La morale di queste storie [Caino e Abele; Abramo e Isacco] è terribile. La violenza, la crudeltà, farebbero parte del progetto di Dio.

La tentazione doveva essere un po’ più succosa di quel che ci hanno raccontato. Se mangerete quel frutto, potrebbe aver sussurrato il serpente, conoscerete l’amore, le emozioni, il piacere e il dolore, la tristezza e la festa. Avrete dei figli e dei nipoti. Avrete un passato e un futuro. Anche la morte conoscerete. Perché il bello della vita è anche il suo finire.

Non avrei avuto dubbi, la mela l’avrei mangiata senz’altro. E Franca, come Eva, anche prima di me.[…] Perché oltre alla meravigliosa possibilità di conoscere e immaginare, quel frutto proibito ci garantiva un altro dono inestimabile: La gioia del riso.[…] Saper ridere è ciò che distingue l’essere umano dall’animale, il vero ‘salto’ della specie. Nell’Eden non si piangeva, ma non si rideva neanche. Siamo dovuti venire su questa terra imperfetta, difficile, faticosa, per potere assaporare quel piacere senza pari. Il tanto vituperato serpente è stato la nostra salvezza, ci ha regalato il senso dell’umorismo, ci ha salvato dalla noia, dall’eterno sbadiglio.

-Dio è nero?
-Certo! La scienza ci ha dimostrato che la nostra progenitrice comune, la famosa Lucy anello di congiunzione tra lo scimpanzé e l’essere umano, viveva in Africa. Quindi aveva la pelle nera. E visto che, come dice la bibbia, Lui ci ha fatto a sua immagine è somiglianza, mi pare si possa affermare senza tema di smentite che anche Dio è nero. Nero, alto circa un metro e quaranta, e somigliante a una scimmia.[…]
Non capisco perché , per un credente, un Dio nero, piccoletto e un po’ peloso avrebbe meno valore. Un razzismo teologico imbarazzante.

Questa centralità presunta della terra faceva un gran comodo alla Chiesa per dar risalto e unicità alla nostra creazione. Ma ecco che poi arrivano quegli scocciatori di Copernico e di Galileo. E tutto va a gambe all’aria. Non solo non siamo noi al centro, ma proprio non c’è più un centro. Solo un’infinita sequenza di infiniti spazi. Un qualcosa di fronte a cui, per dirla con Leopardi, ‘per poco il cor non si spaura’. Dove la terra altro non è che un granellino insignificante. E noi una manciata di atomi sperduti tra tutti gli altri.

‘Non sono un santo e non mi interessa’ [don Andrea Gallo] ripeteva. ‘Mi basterebbe riuscire ad essere “umano”.’

Bergoglio sta davvero cambiando il volto della Chiesa. E lo fa senza indugi, senza fare sconti a nessuno. A costo di mollare un papagno al giorno ai potenti, a chi punta solo al denaro, a chi riduce il cibo in merce, a chi sfregia l’ambiente in nome del profitto. Francesco si batte contro l’economia che uccide e per il lavoro come diritto, nega persino la sacralità della proprietà privata… Che, scrive nell’enciclica Laudato Si’, ‘non è intoccabile’. Chi mai osa più pronunciare affermazioni del genere? Ci voleva un papa per sentir finalmente qualcosa di nuovo, qualcosa di sinistra.

-[…]Questo tuo compenetrarsi panico con la natura fa venire in mente il mito di Filemone e Bauci, i due vecchi sposi che, dopo una lunga vita trascorsa insieme, insieme continuano a vivere come alberi, avvinti nelle fronde e nelle radici.
– Una delle storie più tenere e affascinanti di Ovidio. Ho sempre pensato che nessun amante potrebbe sognare un miglior finale per il suo amore. Il paradiso come ce lo raccontano non mi interessa proprio. Non avrei nessuna voglia di aggirarmi tra luci e canti, di incontrare seccatori con l’aureola a cui dover dar retta, sorridere sempre, non poterli neanche mandare al diavolo.

-Se riconosciuto come parte femminile, lo Spirito Santo non c’entrerebbe più con il concepimento di Gesù. E allora chi avrebbe ingravidato Maria? I sospetti su Giuseppe si farebbero forti. Dopotutto il marito è pur sempre lui… Che non era affatto un vecchio tremulo come ce lo mostrano in genere le pitture sacre. […]
Due giovani sposi che si amano e concepiscono un figlio. Nulla di soprannaturale ma di miracoloso sì. Come lo è per ogni bimbo che viene al mondo. Gesù figlio dell’uomo. A me non pare certo una diminutio, ma alla Chiesa sì.

A differenza di tanti altri profeti in Gesù non c’è ombra di ascetismo. Gli piace stare a tavola con chi ama, spartire cibi e bevande tra amici. Digiuna pochissimo, solo nel periodo che passa nel deserto, quando Satana lo tenta per altro con proposte un po’ sciocche, come offrire tutti i regni del mondo al Figlio di Dio. È già tutta roba sua, basterebbe che alzasse un dito…

La presenza femminile era impensabile presso un predicatore. Ma non per Gesù. Tra i suoi seguaci più vicini ci sono sempre delle donne. Un chiaro segno di quanto lui le tenesse in considerazione. Comprese le più derelitte, le ‘intoccabili’ messe al bando dalla società: le adultere che le brave persone vorrebbero tanto lapidare, le prostitute trattate da tutti con disprezzo e da lui con tenerezza e considerazione.

– Amore come massimo punto di arrivo, massimo merito dell’essere umano. Un’affermazione sorprendente quanto pericolosa.
– Credo che alla fine sia proprio questo che i farisei, i sacerdoti, i sedicenti giusti non gli abbiano perdonato. La ‘colpa’ somma che l’ha condotto sulla croce è stata quella di aver portato il vessillo dell’agape, in greco l’amore. Non l’amore sdolcinato, di maniera, o quello riservato all’ambito familiare. Gesù chiede, pretende, l’amore difficile, illogico, paradossale. Per il nemico, il diverso, l’estraneo l’infetto. Per le donne svergognate, gli schiavi, i lebbrosi, i pazzi. ‘Non uccidere, non giudicare, porgi l’altra guancia’ sono parole eversive in un mondo basato sul conflitto e l’odio.

– […]Il ‘Noli me tangere’ latino nel greco originale dei Vangeli è ‘Mê mou haptou’ che significa ‘Non mi trattenere’. Ossia, sono risorto ma devo andare.
– Andare dove?
– Ma all’inferno s’intende! Come Dioniso, appena risorto anche Gesù ha urgenza di scendere subito nell’Ade per risolvere una questione fondamentale: svuotarlo, chiudere per sempre i battenti.

-[…]Abolire l’inferno tout court vuol dire che i malvagi la faranno franca di qua e pure di là.
– Anche se l’ergastolo eterno è stato abolito non vuol dire che non pagheranno dazio in qualche maniera. Basta pensare in che modo orrendo si sempre concluse le vite dei tiranni…L’inferno siamo noi, è stato detto, e io credo sia abbastanza vero.

[Gesù era] Un rivoluzionario che parlava di eguaglianza e giustizia a ogni occasione e lo faceva esprimendosi in un linguaggio così semplice e chiaro che ognuno, a partire dai poveri di spirito, poteva comprendere. Gli unici che non capivano, gli esclusi da quel messaggio travolgente, erano proprio i falsi sapienti, usi a parole dotte e sofisticate, ma sordi nella mente e nel cuore.

L’idea di avere un nemico e, se non c’è, di crearselo immediatamente è qualcosa che Gesù rifiuta con orrore. Il grido dei crociati e dei sostenitori della guerra santa – il ‘Dio lo vuole’ urlato da Pietro l’Eremita e subito fatto proprio da papa Urbano II – è quanto di più avverso all’insegnamento di Cristo. Che mai avrebbe parlato di ‘infedeli’ e mai avrebbe provato a convertirne qualcuno con la spada. Parlare di ‘guerra santa’ è una vera bestemmia.

– Allora, Dario, se Gesù ha chiuso l’inferno una volta per tutte a riprendere quota è il purgatorio. […]
– […] Un intermezzo di sofferenza ma non troppa, quel tanto di patimenti necessari per poi assaporare le radiose gioie celesti. Che possono arrivare in anticipo o in ritardo non solo a seconda delle colpe dell’interessato, ma di quanto i suoi cari ancora su questa terra sono pronti a spendersi per lui. E non uso il termine a caso. Spendere è il verbo chiave per abbreviare qualsiasi tempo di detenzione. Sia nell’al di qua sia nell’aldilà. Un’idea geniale che deve essersi accesa nella mente contabile di qualche Padre della Chiesa. […] Chi sia stato davvero la storia non ce lo dice, ci dice però che il purgatorio come tale nasce durante il concilio di Lione nel XIII secolo. Prima se ne parlava poco e nulla. Né la Bibbia ne i Vangeli ne fanno cenno. A inventarlo è la Chiesa medievale.[…] le ragioni della nascita di quel luogo intermedio, necessario a una società feudale già affacciata su nuove dimensioni, agricole e mercantili. Un mondo più ricco, più colto, più operoso. E più spregiudicato. Pronto a trattare ogni questione secondo la ferrea logica degli affari. La chiesa intuì questa esigenza, colse le grandi opportunità che poteva aprire, e innescò la più raffinata e furba operazione teologica mai vista.

– In un modo o nell’altro, quello che ci raccontano riporta sempre a una catena di esperienze di “purificazione”. […] Per poi arrivare, come sostiene il buddismo, ma in fondo anche il cristianesimo, a una sorta di “Nirvana”. Di distacco e annullamento totale in una qualche, indistinta beatitudine… Sarà questo il paradiso, Dario?
– spero proprio di no. Il distacco, lo sprofondare nel nulla non mi tentano proprio. Così come non mi interessa quell’idea ultraterrena a mollo tra immobili delizie celesti. L’immortalità non mi si addice. Ho orrore della noia, non accetto l’idea di ripetere per sempre le stesse cose, le stesse litanie, di non avere né un passato né un futuro… Solo un infinito, pallosissimo presente… Noo! L’avevano capito Adamo ed Eva che, come abbiamo detto, hanno subito scelto di battersela da quell’Eden monotono. Nell’eterno non si pensa, non si ama, non si odia. […] Gli angeli che ci avevano provato, quelli che si erano permessi di ragionare, di dire la loro, sono stati subito espulsi, gettati nel vuoto.
– Più che un ribelle, Lucifero quindi sarebbe solo uno che voleva dire la sua.
– Uno che ragionava con la propria testa, un contestatore dell’ovvio. Magari unicamente per il puro piacere dell’opposizione dialettica.

– Nel Settimo Sigillo di Ingmar Bergman la Morte accetta persino di giocare a scacchi con il cavaliere. Previo avviso: tanto io vinco sempre.
– Vero. Ma quel che conta è la partita. Bergman ha messo di fronte l’Uomo e la Morte, da pari a pari. L’Uomo gioca la sua partita ben sapendo che perderà. Ma la gioca fino in fondo. È questa la sua grandezza. Il non arrendersi neanche all’ineluttabile. Al silenzio di Dio, Bergman contrappone il grido estremo dell’essere umano.

Gran sorte è quindi una vita piena di stralunamenti, come un albero che butta mille fiori e i rami che si distendono a pettinare l’aria e giocano a danzare con il vento e non gli importa di spampanarsi, sperdere i fiori e farsi risate che paion di spavento. Questo albero si sogna di essere l’albero maestro di una nave grande con le vele di trinchetto e rande gonfie e piene come pance di femmine ingravidate. Così follia e allegrezza, aggiunte alla ragione, spingono a più lunga vita, se questa tua vita non la vai vivendo di nascosto, ma con gli altri legato, così generoso che non t’importa di spendere tutto questo tuo campare per far sì che ci sia giocondità, libertà e giustizia buona per la gente tutta. È da lì che nasce l’eternità della vita.

– Il linguaggio universale, quello che tutti possono intendere senza traduzioni, è solo di pochi eletti. Dio, il suo vice, qualche arcangelo… Il resto dell’umanità si arrangi. Gli diamo la parola, ma poi come faranno a capirsi è affar loro.
– E così nasce la Torre di Babele. La premessa per il grande caos. L’inizio delle incomprensioni, delle divisioni, dei conflitti. La confusione, la maledizione di Dio.
– Non direi. La moltiplicazione delle lingue equivale alla moltiplicazione delle culture, delle opinioni. È il segno di ricchezza, di conoscenza sfaccettata, di contraddizione. Ogni volta che sparisce un linguaggio il mondo diventa più povero. Ho letto da qualche parte che ogni anno muoiono venticinque lingue, così nell’arco di un paio di secoli se ne parleranno solo tre: inglese, cinese, spagnolo. Tutto il resto… Via. Una riduzione che forse faciliterà i commerci, ma dissanguerà le fonti della conoscenza. E alla fine il monolinguaggio porterà con se il pensiero unico. Già ci siamo vicini…

– D’altra parte invece uccidere è sempre stato considerato peccato massimo se lo pratichi verso te stesso. Il suicidio è condannatissimo dalla Chiesa.
– Il problema è che, secondo loro, il corpo non è tuo. Ti è stato dato in prestito e devi renderlo in buono stato. Anche se nel frattempo gli sono piovuti addosso i peggiori dei mali, se ormai nulla ti può guarire, e sei solo un morto in lista di attesa, guai a te o ai tuoi cari se in qualche modo decidono di affrettare quel momento inevitabile. Ogni sofferenza che il cielo ti manda va gustata e assaporata, il calvario è una passione dei preti. Specie quello degli altri. Chi ha voluto sfidare apertamente questo divieto, ricordiamo i casi di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby, ha dovuto patire a lungo prima di poter conquistare il diritto ad andarsene. E per quel gesto così doloroso, per quella battaglia così civile, non hanno neanche avuto il diritto a una preghiera, a un funerale religioso, a un minimo di pietà e compassione.

– Solo gli artisti più grandi osano rompere i cliché. Piero della Francesca lo fa con la straordinaria Madonna del Parto[…]
– La grande bellezza della Madonna celebrata come bellezza terrena, concreta, persino carnale. Non è u po’ irriguardoso per la Vergine delle vergini?
– Anzi. La bellezza è un dono divino. Gesù è il primo ad apprezzarla. Non come vanità, ma come dignità della persona. Per questo loda le donne che accudiscono il loro corpo, lo cospargono di balsami per alleviarne la fatica.

– Uno Stato [il Vaticano] da sempre dotato di esercito, tutt’ora ben attrezzato, pacifista di facciata, guerriero all’occorrenza. Dove la pena di morte era in vigore fino a qualche decennio fa, abolita solo nel 2001, per volere di Giovanni Paolo II.
– Pena di morte?! Come la mettiamo con il “non uccidere”?
– A questo ci hanno pensato fior di teologi e pure di santi. Santi di prim’ordine, quali Ambrogio, Agostino, Tommaso d’Aquino, tutti a sostenere con varie argomentazioni la liceità in alcuni casi di trasgredire il quinto comandamento. E a dargli man forte sono arrivate schiere di papi, l’ultimo Pio XII, convinti che bisogna distinguere tra guerra e guerra. Che di volta in volta stabiliscono se sia ‘giusta’ o addirittura ‘santa’. […]
– Ecco sui diritti dei gay, sull’aborto e l’eutanasia, la chiesa resta incredibilmente inflessibile. Benedetto XVI ha scritto: “Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia”.
– Quelli sono punti cardine… Vanno a toccare la sfera della libertà personale per niente gradita a chi pensa di avere il monopolio della morale. Il libero arbitrio è tale solo quando te lo dico io. Guai se la gestione della sessualità o della sofferenza fossero di competenza dell’interessato. Noi preti e vescovi che ci staremmo a fare? Nessuna eccezione quindi, nessuna comprensione per la donna che, per qualsiasi ragione, anche la più grave, anche in caso di stupro, decidesse di non portare a termine la sua gravidanza. Nessuna eccezione, nessuna comprensione per un morente che implorasse di poter decidere di accorciare la sua agonia, i suoi patimenti. Il ‘non uccidere’ in questi casi è categorico. Per tutti gli altri si può discuterne.

– Per ogni male, per ogni richiesta c’è un santo da invocare. Mal di pancia? Sant’Erasmo. Mal di testa? San Dionigi, che, pur se decapitato, portava in giro la sua testa. Per il mal di denti nessuno meglio di sant’Antipa, per il mal d’orecchi vale san Spiridione, san Biagio per il mal di gola… E contro l’alcolismo ecco san Bonifacio, contro la pazzia sant’Egidio, contro il morso degli animali velenosi san Vito… […]
– Il santo più strano?
– Difficile dirlo. Di aureole stravaganti il cielo è pieno. Forse è più facile dire quello più imbarazzante, il Santo Prepuzio. Una reliquia, i resti del prepuzio di Gesù reciso durante la circoncisione, diventata oggetto di culto straordinario. I suoi poteri sarebbero stati tali che ogni Paese ne rivendicava uno. […] Il primo a garantire l’originalità del suo prepuzio santo fu Carlo Magno, che raccontò di averlo ricevuto direttamente da un angelo che l’aveva fatto cadere dall’alto mentre lui era in preghiera al Santo Sepolcro.
– Piovono prepuzi!, deve aver detto il sovrano…
– Già. Fatto sta che, fiutando l’affare, la chiesa lo prese sul serio. E il presunto prepuzio divino finì a Roma, nel tabernacolo di San Giovanni in Laterano. Ma la voce corse e, come avrebbe detto Freud, l’invidia del pene si scatenò in mezza Europa. Tutti i maggiori santuari reclamavano di avere quello vero, da Santiago di Compostela a Chartres, dall’abbazia di Charroux ad Anversa. Il re Baldovino I raccontò di averne comprato uno d’occasione in Terrasanta, di ritorno da una Crociata. Durante una messa, un vescovo sostenne di aver visto uscire tre gocce di sangue dalla reliquia, da quel momento certificata supermiracolosa, oggetto di infiniti pellegrinaggi. Bisogna arrivare ai primi del Novecento perché la Chiesa si renda conto dello sconveniente cimelio, del rischio del ridicolo causato dalle sue moltiplicazioni e ne vieti, pena la scomunica, ogni forma di culto.
– A proposito di assurdità, tra i santi sconcertanti ce ne sarebbe pure uno a quattro zampe.
– San Guinefort, un santo di Borgogna. In vita un levriero.[…]Eletto santo a furor di popolo, come tale fu venerato a lungo nonostante la Chiesa ne proibisse il culto ripetutamente.
– Quella degli animali è una questione spinosa. La Chiesa nega loro il diritto a un’anima, eppure concede loro molti santi protettori. Primo fra tutti San Francesco.
– E sant’Antonio abate, naturalmente. Detto sant’Antonio del purzèl, in quanto raffigurato sempre con il maiale a fianco. Sfogliando gli almanacchi di santità si scopre che i buoi possono far conto su san Cornelio, i cani su san Rocco, i cavalli su san Marcello, i bachi da seta su Giobbe, il santo della pazienza. Persino ai vermi è associato un patrono, san Maudeto di Bretagna, che in realtà protegge da loro, come Ignazio di Loyola dai lupi. Essendo Maudeto un eremita, probabilmente quei lombrichi erano tra i suoi pochi interlocutori.

È di recente pubblicazione il romanzo di Amos Oz, dove Giuda diventa metafora ed elogio del tradimento e del mistero insito in quella parola. “Solo chi tradisce” ha spiegato lo scrittore israeliano, “chi esce fuori dalle convenzioni della comunità cui appartiene, è capace di cambiare se stesso e il mondo”

[Nel papiro detto “Il vangelo di Giuda”] La figura dell’Iscariota viene ribaltata completamente, da infame spergiuro a seguace e amico più caro di Gesù. Colui a cui cristo rivela tutti i misteri del cielo e della terra… ‘Qui si narra il segreto della rivelazione che gesù fece parlando con Giuda Iscariota’, così inizia quel papiro. Un incipit che già mette in allarme. Quel che segue anche di più. Nella logica gnostica di questo Vangelo, il corpo è la prigione dell’anima. Solo liberandosi da questo impaccio Gesù poteva esprimere appieno la sua essenza divina. Accettando di aiutarlo a liberarsi da quell’involucro carnale, Giuda assume il ruolo chiave di questa sacra rappresentazione, si fa strumento del piano messianico di Cristo.[…]
In ebraico Judah vuol dire ‘il prediletto’. Il che avvalorerebbe la tesi del papiro scoperto nel deserto. […] Secondo la tradizione latina, invece, Judas è identificato come ‘il giudeo’, diventato attraverso la sua figura l’emblema dell’ebreo infido e traditore.

Per chiudere con un sorriso, vorrei citare un aforisma di Marcello Marchesi che mi ha sempre fatto ridere. ‘È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili’.

Apocalisse, nel suo senso originario, sta per ‘rivelazione’, ovvero lo svelamento dei misteri ultimi, delle verità nascoste cui l’uomo non ha accesso.

– Eppure di Apocalissi pirotecniche è pieno ogni giorno l’universo, stelle che nascono, muoiono, esplodono la loro luce nell’immenso buio del cosmo…
– E buchi neri che inghiottono e divorano qualsiasi cosa ben peggio di un povero Lucifero.[…]L’universo trabocca di continui, straordinari cataclismi. Sopra le nostre teste le apocalissi impazzano e noi neanche ce ne accorgiamo. Nessuno ne parla. Forse perché a pensarci un attimo si disturberebbe il manovratore, si devierebbe l’attenzione degli umani dalle cose che contano davvero, i mercati azionari in crisi, le telenovele, il campionato di calcio, perfino dalle notizie politiche […]. Stiamo quindi tranquilli nel nostro piccolo mondo asfittico, evitiamo di pensare a cose più grandi di noi, di affacciare lo sguardo al di là dei nostri nasi. Giacché abbiamo la fortuna di vivere ormai del tutto anestetizzati, evitiamo scossoni che possano risvegliarci. Lasciateci dormire sereni e soddisfatti del nulla in cui viviamo. Buona Apocalisse a tutti!

Dario: Per tutti i santi e profeti1 A questo non avevo pensato. Un dio che si annoia del suo creato…
Dio: Sì, è così… Io mi annoio. E spesso vado in crisi.
Dario: Nooo!
Dio: Non posso farci nulla, capisci? Sono onnipotente ma non posso rompere questo insopportabile ripetersi delle cose. Tu che sei attore, sai bene che, dovendo ripetere sera dopo sera lo stesso testo, il solo modo di rompere il tran tran è improvvisare. Inventare di colpo una storia nuova. Così tento di fare anch’io, pur se conosco sempre la conclusione… MA che importa? D’accordo sono Dio, ma lasciate anche a me il piacere di immaginare il diverso, l’improbabile, la follia.
Dario: Insomma, l’Apocalisse sarà la fine di una storia, di quella che conosciamo, ma forse anche l’inizio di un’altra.
Dio: Vedo che hai capito. Non avendone una mia, io vivo le storie degli altri. Sperando sempre di trovarne qualcuna capace di interessarmi, di farmi uscire dalla malinconia che mi attanaglia… A proposito, mi dicono che sei un comico. Potresti fermarti qui, magari mi farai ridere…

4 pensieri riguardo “DARIO E DIO

    1. Ciao Wayne, non ho visto il film che recensisci con tanta passione.
      Purtroppo il cinema mi è quasi precluso a causa dei miei problemi di udito. Ma di sicuro conto di vederlo quando uscirà sottotitolato. 🙂
      Da parte mia posso dirti che il dialogo di Fo è molto interessante perché fatto da una prospettiva atea e senz’altro anticlericale, ma anche informata. Senz’ altro informata.
      Indire un parallelismo con una storia che non conosco sarebbe eccessivo. Quali citazioni te l’hanno ricordato?

      Mi piace

      1. Me l’ha ricordato il fatto stesso che si parli di Dio: questo film è permeato dalla presenza di Nostro Signore dal primo all’ultimo minuto.
        Riguardo ai sottotitoli, è appena uscito il dvd, quindi sono certo che potresti vederlo sottotitolato quando vuoi. Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie per la risposta, e buona giornata! 🙂

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...